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TARANTISMO: UN RICORDO VIVO

Cari Lettori,

Galatina in questi giorni si illumina e si popola.
Tre giorni di festa celebreranno i Santi Pietro e Paolo tra luminarie, bancarelle e musica. Il centro di Galatina diventerà la cornice della rievocazione della tradizione coinvolgendo cittadini e visitatori e perpetrando festosamente il mito del Tarantismo.

Fenomeno magico-religioso diffuso nel Salento fino agli anni ’50 del secolo scorso, ha in Galatina il suo cuore pulsante.

La tradizione narra che gli apostoli Pietro e Paolo arrivarono a Galatina e pernottarono nel palazzo di un uomo a cui San Paolo, come riconoscenza per la sua ospitalità, donò il potere di guarire le vittime dei morsi dei ragni velenosi, le “tarante”. Era usuale, infatti, soprattutto per le donne, essere morse da questi ragni nelle campagne durante le lunghe giornate estive di raccolta del grano. E il morso provocava isteria, demenza e depressione.

Dopo che San Paolo rese l’acqua del pozzo del palazzo miracolosa per le “tarantate”, cominciò a svolgersi ogni 29 di giugno, in diversi paesi, il rito dell’ esorcismo per le donne “avvelenate” dai ragni. Il rito consisteva nel circondare la “tarantata” che si dimenava e urlava, creando una “ronda”, un cerchio di musicisti che con tamburelli, armoniche e violini scandivano il ritmo della “pizzica pizzica”, quella che poi sarebbe diventata la danza tradizionale.
Con la musica le donne ballavano e cantavano fino ad arrivare alla perdita dei sensi, che simboleggiava la liberazione dal veleno e la nuova nascita.
Il rito si concludeva con il pellegrinaggio a Galatina, al pozzo nel palazzo che sarebbe diventato poi la Cappella di San Paolo (visitabile in via Garibaldi). Qui il rituale si ripeteva con musica e danza sfrenata, richiamando i curiosi visitatori.
A partire dagli anni ’60, però, queste pratiche cominciarono ad essere viste come oscene finzioni, simbolo di vergognosa arretratezza, e furono vietate dalla Chiesa scomparendo nella nebbia del mito.

La magia ha lasciato il posto al solo divertimento e il rito è diventato un ricordo parte della storia e della cultura di questi luoghi.

Orgogliosi però, i galatinesi e i salentini, fanno rivivere il mito sotto una nuova luce con la danza e la musica, unendo le generazioni di coloro che lo hanno vissuto e visto con i propri occhi e dei giovani, che comunque sentono la “pizzica” nel sangue.

A Galatina la magia si respira dal 28 al 30 di giugno in occasione della festa patronale dove sulle bancarelle si possono ancora trovare le “zagareddhre”, I nastri colorati, talvolta annodati ai tamburelli, che erano usati nei riti di esorcismo per far individuare alle “tarantate” il colore odiato per poi strapparlo via per facilitare la guarigione.

E in giro per il Salento durante le diverse sagre estive e, soprattutto, con gli appuntamenti del Festival della Notte della Taranta, itinerante nei paesi del Salento.

Insomma, il vivo ricordo di una terra d’estate si anima. Sarete voi, se toccate il Salento per la prima volta, a scoprirlo lasciandovi trasportare nei suoi suoni, colori e vivacità.

Di seguito il link con le date del Festival della Notte della Taranta: https://www.lanottedellataranta.it/it/

 

 

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5 LUOGHI DA VISITARE A GALATINA

Cari lettori,

oggi vogliamo parlarvi di Galatina, terra del tarantismo, una bellissima cittadina  nel cuore del Salento.

Galatina conserva un borgo antico che offre splendidi scorci di palazzi barocchi con  corti e vicoli dal fascino indescrivibile. Secoli di storia sono custoditi nei vari palazzi, chiese e monumenti risalenti a diversi periodi storici.

La nostra non è una classifica di merito, bensì una testimonianza delle principali attrazioni artistiche e culturali di Galatina che un visitatore non può fare a meno di visitare.

Basilica di Santa Caterina d’Alessandria

La Basilica fu costruita nella seconda metà del 1300 per volontà di Raimondello Orsini del Balzo. L’interno espone numerosissimi affreschi databili tra il 1416 e il 1443. Tra le reliquie costituenti il tesoro della basilica merita menzione il dito di Santa Caterina, strappatole con un morso da Raimondello Orsini durante un pellegrinaggio.

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Pozzo di San Paolo

La chiesetta di San Paolo, a pochi passi dalla piazza principale della città è stata per secoli teatro di fenomeni misteriosi legati al tarantismo. San Paolo durante un viaggio di evangelizzazione conferì ad un Galatinese il potere di guarire coloro che fossero stati morsi da ragni velenosi. Sarebbe bastato bere l’acqua del pozzo posto all’interno della struttura e tracciare il segno della croce sulla ferita per ottenere la guarigione.

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Museo della Basilica di Santa Caterina di Alessandria

Il museo, risalente al XIII secolo, ha sede presso l’ex refettorio della Basilica. Il tesoro contenuto all’interno fu probabilmente donato dal fondatore della Basilica, Raimondello Orsini, che portò opere e reliquie dall’Oriente.

Chiesa Madre SS. Pietro e Paolo

La Chiesa, costruita nella prima metà del 1600, si erge sull’omonima Piazza. La monumentale facciata barocca, gli affreschi della volta e gli splendidi altari offrono al visitatore uno spettacolo di incomparabile scenografia

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Casa Museo del Tarantismo

La Casa Museo Del Tarantismo accoglie migliaia di visitatori ogni anno. Situata nei pressi del centro storico della città, conserva un repertorio ricco di testimonianze e spiegazioni sul fenomeno del Tarantismo.

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Dunque, se siete di passaggio a Galatina (Lecce), non rinunciate a visitare il bellissimo Centro Storico.

Passate da Hotel Residence Palazzo Baldi e sapremo indirizzarvi verso queste splendide attrazioni.

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La Basilica di Santa Caterina: il luogo piu’ straordinario e meno conosciuto d’Italia”. Parola di Philippe Daverio

Lo storico dell’arte Philippe Daverio (Passpartout – Rai Tre, Il Capitale – Rai Tre) ospite ad Hotel Palazzo Baldi per le giornate di studio e ricerca intorno all’unicità della Basilica di Santa Caterina d’Alessandria e del suo ciclo di affreschi.
“Gli affreschi che voi vedete qui nella Basilica di Galatina non sono le copie degli affreschi di Giotto, ma rappresentano l’idea nuova dell’arte dell’epoca. La scoperta della sofferenza e del dolore diventa oggetto della rappresentazione dell’arte” Philippe Daverio durante la Lectio Magistralis “Una meta leggendaria”.
La Basilica infatti ospita numerose testimonianze di rappresentazioni di pittori fiamminghi e francesi, di iconografie tipiche dell’Europa del Nord, di pittori della scuola di Giotto che convivono in un’architettura “gotica all’italiana”, caratterizzata dallo stile ogivale del gotico sovrapposto ad una struttura architettonica a “luce bassa”.
Gli affreschi rappresentati riproducono testimonianze di oltre un secolo di consapevolezze interculturali, che vanno dall’epoca di Giotto, all’inizio del ‘300, fino al tardo ‘400, in pieno rinascimento.
La consapevolezza della nostra storia diventa consapevolezza della nostra identità e ci obbliga ad affrontare  un impegno, una missione: quello della salvaguardia del patrimonio culturale come un bene prezioso ed imprescindibile per poter costruire il futuro.
“Santa Caterina d’Alessandria potrebbe essere un momento di riflessione per l’Europa di domani. La cosa fondamentale è molto difficile: è che gli europei lo sappiano!”Featured image